 Il vertice Ue ha confermato gli obiettivi di riduzione delle emissioni di Co2 entro il 2020, ma sulla strada di questo impegno da «apripista» nella lotta al cambiamento climatico c’è l’appuntamento del marzo 2010 quando i 27 «valuteranno l’impatto dei risultati del negoziato globale sul clima sulla competitività e i settori dell’economia europea». Sarà considerato il risultato della conferenza Onu che si terrà a Copenhagen tra un anno. Non è una clausola di revisione prescrittiva, ma è chiaro che la Ue non vuole restare da sola a sopportare i costi della riconversione ecologica.
Il testo del documento finale non indica se la valutazione che la Ue farà in marzo potrà dar luogo alla revisione degli obiettivi fissati oggi (il pacchetto 20-20-20). I diplomatici stanno ancora scrivendo l’ultima versione del documento. In ogni caso è chiaro che se Usa, Cina e India non dovessero assumere obiettivi coerenti con la piattaformà europea, la riflessione sarebbe almeno a 180 gradi. Questo è un punto al quale teneva particolarmente l’Italia (e l’intero mondo imprenditoriale sia italiano che europeo), ma non solo, tanto più che non si sa quanto durerà la recessione e in quali condizioni si troverà l’industria europea quando ne uscirà.
Alcuni settori industriali, come richiesto in particolare da Germania e Italia, beneficeranno dell’esenzione al 100% dall’obbligo di acquistare permessi di emissione. A rischio di delocalizzazione (e quindi meritevoli di esenzione) saranno, per l’Italia, settori manifatturieri strategici come la carta, la ceramica, il vetro e la siderurgia. I settori industriali che invece non verranno considerati esposti al rischio di delocalizzazione (e cioé al carbon leakage) avranno l’obbligo di acquistare il 20% dei diritti di emissione nel 2013. Quota che salirà al 70% nel 2020 e solo nel 2027 l’obbligo sarà completo.
«L’approvazione del Pacchetto Clima Energia rappresenta una grande vittoria per l’ambiente e per l’Europa che con questo accordo conferma e rafforza la sua leadership in vista della Conferenza di Copenhagen del dicembre 2009, che dovrà definire un accordo globale sulla lotta ai gas serra - Ha dichiarato il Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo.
E’ stato raggiunta un’intesa che da un lato mantiene saldi gli obiettivi di riduzione dei gas serra e dall’altro tiene conto delle esigenze dei diversi paesi puntando alla sostenibilità delle misure dalle diverse economie nazionali nel segno della concretezza, come chiesto dall’Italia che ha visto riconosciute le proprie ragioni, superando gli ambientalismi ideologici di chi per mesi strumentalmente ha accusato il Governo di voler boicottare l’accordo.
Abbiamo ottenuto che i settori manifatturieri rilevanti per l’Italia non siano sottoposti al sistema delle aste a pagamento. Da qui al 2013 – quando la Direttiva entrerà in vigore – lavoreremo sulla base dei criteri della Direttiva affinché anche gli eventuali settori che non dovessero essere coperti vengano garantiti».
Leggi il comunicato stampa ufficiale
|