| Vetro |
E’ stato spento il forno float, ultimo presidio industriale
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Dopo le numerose mobilitazioni organizzate dai lavoratori per contrastare la riduzione del lavoro, cassa integrazione(per chi ne ha diritto, perché lavoratori delle cooperative ed interinali non hanno neppure queste reti di salvataggio), annunci di dismissioni di siti produttivi, si spegne il forno Float della Saint Gobain, l’ultimo significativo sito industriale della città di Pisa mantenuto senza alcun investimento dalla multinazionale francese, fino all’annuncio di alcune settimane fa della cassa integrazione per i lavoratori e dello spegnimento del forno principale, senza alcuna presentazione di piano industriale di rilancio e di costruzione di un nuovo forno.
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Le assicurazioni della Saint Gobain per la costruzione di un nuovo forno Float (a condizione che ci sia una ripresa dalla crisi economica) indicano il 2010 come data di inizio dei lavori, il che significa che prima del 2011 non ci sarà alcuna ripresa della produzione. Il che significa che la cassa integrazione (per coloro che non sono già stati sacrificati, i 67 tra dipendenti ed interinali) durerà per almeno due anni. In una situazione del genere, il rischio è che la multinazionale decida di chiudere definitivamente, puntando sulla speculazione edilizia più che su un rilancio delle attività produttive a Pisa. Le conseguenze dello spegnimento del forno e della interruzione della produzione del vetro andranno ben oltre Pisa;la chiusura dello stabilimento “Sekurit” di Savignano, in provincia di Cuneo, dove gli operai coinvolti sono 298; la ristrutturazione dell’impianto “ Euroveder” di Cervasca, sempre in provincia di Cuneo, con espulsione di 143 operai su 250; lo spegnimento del forno “Float” dello stabilimento “ S. Gobain Glass” di Pisa, con espulsione per ora dei 67 operai citati prima; infine l’incertezza della continuità produttiva dello stabilimento “ Flovetro” di San Salvo, a Chieti.
LA SAINT GOBAIN MANTIENE QUEL CHE HA PROMESSO:
LUNEDì 25 MAGGIO È STATO SPENTO IL FORNO FLOAT, ULTIMO PRESIDIO INDUSTRIALE A PISA.
La crisi non è solamente una astratta minaccia puntata contro i lavoratori, o uno spauracchio per svolte di politica economica: è una realtà che dal livello speculativo-finanziario si è esteso ed ha infettato quello ben più importante per i lavoratori e la società del sistema produttivo, provocando brusche frenate con effetti diretti in tutti i settori. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti da mesi: riduzione del lavoro, cassa integrazione (per chi ne ha diritto, perché lavoratori delle cooperative ed interinali non hanno neppure queste reti di salvataggio), annunci di dismissioni di siti produttivi.
La vicenda della Saint Gobain è esemplare: l’ultimo significativo sito industriale della città di Pisa è stato mantenuto senza alcun investimento dalla multinazionale francese, con attrezzature ormai vetuste e che avrebbero dovuto essere sostituite da anni, fino all’annuncio di alcune settimane fa della cassa integrazione per i lavoratori e dello spegnimento del forno principale, senza alcuna presentazione di piano industriale di rilancio e di costruzione di un nuovo forno. Le assicurazioni della Saint Gobain per la costruzione di un nuovo forno Float (a condizione che ci sia una ripresa dalla crisi economica) indicano il 2010 come data di inizio dei lavori, il che significa che prima del 2011 non ci sarà alcuna ripresa della produzione. Il che significa che la cassa integrazione (per coloro che non sono già stati sacrificati, i 67 tra dipendenti ed interinali) durerà per almeno due anni. In una situazione del genere, il rischio è che la multinazionale decida di chiudere definitivamente, puntando sulla speculazione edilizia più che su un rilancio delle attività produttive a Pisa.
Ma le conseguenze dello spegnimento del forno e della interruzione della produzione del vetro andranno ben oltre Pisa. L’intera operazione ha infatti queste dimensioni: la chiusura dello stabilimento “Sekurit” di Savignano, in provincia di Cuneo, dove gli operai coinvolti sono 298; la ristrutturazione dell’impianto “ Euroveder” di Cervasca, sempre in provincia di Cuneo, con espulsione di 143 operai su 250; lo spegnimento del forno “Foat” dello stabilimento “ S. Gobain Glass” di Pisa, con espulsione per ora dei 67 operai citati prima; infine l’incertezza della continuità produttiva dello stabilimento “ Flovetro” di San Salvo, a Chieti.
È dunque importante che l’unità tra i lavoratori del gruppo, dipendenti e precari, uniti agli addetti dell’indotto, continuino la mobilitazione unitariamente.
All’indifferenza della multinazionale francese che dopo decenni di presenza a Pisa minaccia una vera e propria dismissione si affianca la gestione “benevola” e accomodante da parte del Partito Democratico che governa Pisa, favorendo l’intreccio con la speculazione edilizia con una variante urbanistica che trasformerà l’area dismessa oltre l’Aurelia da destinazione industriale ad area turistico-abitativa (sono previsti 400 nuovi alloggi). L’operazione ha già fruttato all’Azienda tra i 18 e i 20 milioni di euro, con il benestare dell’Amministrazione Filippeschi.
Il sistema politico del partito Democratico è rafforzato da una linea di politica sindacale che in anni ed anni ha preferito cogestire la fuoriuscita “dolce” dal sistema produttivo di centinaia di lavoratori, e la riduzione di posti di lavoro: governare questi processi di deindustrializzazione ha provocato un arretramento sempre più grave della coscienza operaia, che oggi dovrebbe riprendere la propria conflittualità per obiettivi concreti di rilancio industriale. Anche in Saint Gobain come per l’indotto CRM sarebbe necessario che i lavoratori riprendessero la propria voce e costituissero un Comitato di lotta contro i licenziamenti, per essere presenti al tavolo delle trattative direttamente senza mediazioni e deleghe.
Fonte:CONFEDERAZIONE COBAS PISA
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Ultima rassegna: Jun 2009 |
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