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Studio di O-I sul ciclo di vita completo del vetro

O-I, il più grande produttore al mondo di contenitori in vetro per il settore alimenti e bevande, ha condotto uno studio globale del completo ciclo di vita dei contenitori in vetro; lo studio sulla LCA (life cycle assessment), che misura le emissioni di CO2 generate in ogni fase del ciclo di vita di una bottiglia in vetro, è funzionale al nuovo ambizioso programma di sostenibilità ambientale della società.

Lo studio di O-I è uno dei primi nel settore del packaging che segue il ciclo completo di vita di un contenitore ed è indirizzato ai consumatori, all'industria, alla distribuzione e alle associazioni che si occupano di ambiente con lo scopo di portare chiarezza in tema di LCA, lo studio misura il carbon footprint (le emissioni di anidride carbonica) in tutte le fasi: dall'estrazione delle materie prime alla produzione dei contenitori, fino al riciclo e reimpiego del contenitore. Il modello usato per lo studio consente una valutazione del ciclo di vita "dalla culla alla culla" (cradle to cradle), oltre che del vetro, anche dell'alluminio e della plastica (contenitori in PET, ovvero polietilene tereftalato), rendendo possibile il primo effettivo confronto fra vari materiali di packaging sulla base di un unico modello di studio, quello dalla culla alla culla.

"Ampie incongruenze nella valutazione del carbon footprint hanno reso pressoché impossibile comparare l'impatto dei vari materiali di packaging" afferma Al Stroucken, CEO di O-I. "Molte valutazioni usate attualmente prendono in considerazione solo una parte di tutto il ciclo di vita di un prodotto, producendo così dati incompleti e imprecisi. Le aziende sono talvolta inconsapevoli di prendere decisioni basate su dati incompleti. Ci siamo posti l'obiettivo di portare chiarezza sul tema e di offrire un'accurata visione di come il vetro si raffronti con gli altri materiali di confezionamento".

Il modello di valutazione di O-I è stato esaminato e approvato da AMR Research, una autorevole società specializzata nel fornire ricerche sulla supply chain e sulla sostenibilità.

"La nostra valutazione mostra che il vetro ha chiaramente il più favorevole carbon footprint" dice Jay Scripter, vice presidente sostenibilità di O-I. "Se si osserva il completo ciclo di vita del vetro, le comuni concezioni erronee vengono confutate. I produttori del settore alimentari e bevande, che si preoccupano della sostenibilità, dovrebbero scegliere il vetro".

Presentazione O-I

Milioni di volte al giorno, i contenitori in vetro di O-I forniscono alle persone in tutto il mondo, molti dei prodotti più conosciuti dai consumatori. Con una posizione leader in Europa, Nord America, Asia Pacifico e America Latina, O-I produce contenitori preferiti dai consumatori, in vetro al 100% riciclabile, che consentono ai prodotti dei nostri clienti di avere un gusto superiore, purezza, attrattiva visuale e benefici di valore. Fondata nel 1903, la società impiega oltre 22.000 persone e ha 78 impianti produttivi in 22 Paesi. Nel 2009, le vendite nette sono state di 7,1 miliardi di dollari USA.

Per ulteriori informazioni, visitare il sito: www.o-i.com.

Il carbon footprint del packaging in vetro: la necessità di una visione completa

La sfida di misurare il carbon footprint

Quando si misura l'impatto sull'ambiente di vetro, plastica e alluminio o di altri materiali da confezionamento è di enorme importanza che l'intero ciclo di vita sia preso in considerazione, dall'estrazione delle materie prime all'uso, al riciclo o all'eliminazione. Sebbene questo approccio al ciclo di vita (LCA) possa sembrare ovvio, gli standard internazionali per la misurazione e rendicontazione delle componenti del LCA sono aperte all'interpretazione. Come conseguenza, ci sono ampie variazioni nel modo in cui le società e i settori industriali misurano il carbon footprint. Alcuni studi ignorano cosa accade prima che le materie prime raggiungano lo stabilimento e dopo che lo lasciano (è il metodo gate-to-gate). Nei casi in cui le materie prime richiedano un'attività intensiva, come l'estrazione e la raffinazione del petrolio per fare i pellet di plastica per i contenitori in PET, questo può costituire una porzione considerevole di tutta l'impronta di CO2 del prodotto. Per esempio, l'estrazione e la lavorazione delle materie prime sono responsabili di oltre il 50% delle emissioni di anidride carbonica di una bottiglia da vino in PET. Altri studi sul carbon footprint trascurano cosa accade dopo che il prodotto finito lasci l'impianto di produzione (è il metodo cradle-to-gate). La memoria del ciclo di vita del prodotto (trasporto del prodotto finito ai distributori e ai negozi, l'uso da parte dei consumatori e il riuso, il riciclo o lo smaltimento) non sono inclusi.

Un altro tipo di metodo di misurazione del carbon footprint (noto come cradle-to-grave) non riflette l'impatto del riciclo e del riuso. Nell'esempio delle bottiglia per vino in PET, questo tipo di studio non prende in considerazione il fatto che la maggior parte dei contenitori in PET sono downcycled (riciclo aperto), ovvero riciclati per altri usi come per esempio tappeti o tessuti, creando una nuova fase del ciclo di vita del prodotto. Questo è in stridente contrasto con il vetro che può essere riciclato all'infinito in nuovi contenitori. Questo è definito riciclo chiuso (closed-loop recycle).

Il problema è che queste diverse tipologie di valutazione non sono facili da identificare. Sebbene ci sia un'organizzazione internazionale (ISO) per la standardizzazione (lo standard che si applica al LCA è ISO 14040 che richiede una valutazione del completo ciclo di vita), non c'è tuttavia modo di far rispettare lo standard. Come conseguenza è virtualmente impossibile comparare il carbon footprint di una confezione con quello di un'altra. Questo lascia i consumatori, le aziende, il sistema retail e i gruppi ambientalisti confusi e incerti in cosa credere.

La necessità di chiarezza

O-I tenta di essere quanto più chiara possibile nel misurare e rendicontare il suo carbon footprint utilizzando un metodo completo, ovvero "dalla culla alla culla" (creadle-to-cradle) per i suoi contenitori in vetro. E' solo osservando ogni singola fase del ciclo di vita di ogni materiale da confezionamento che può essere fatta un'accurata comparazione del carbon footprint.

Il primo studio completo sul carbon footprint, nell'industria del packaging, è quello di O-I che apporta alcune importanti e nuove conoscenze in materia di carbon footprint del packaging in vetro, fra cui:
  • una tipica bottiglia da 355 ml in vetro (la dimensione di una comune bottiglia per la birra) dà luogo a 0,171 kg di anidride carbonica dal momento in cui la materia prima è estratta fino al momento in cui il vetro è riusato o riciclato
  • il trasporto del contenitore in vetro finito incide solo del 4-5% sul totale del carbon footprint
  • la riduzione delle emissioni ottenute dall'uso di vetro riciclato nella produzione di nuovi contenitori va oltre l'annullamento delle emissioni generate dal trasporto dei prodotti finiti.
Il vetro in raffronto con altri materiali da confezionamento
Per incoraggiare altri produttori di packaging a condividere le informazioni sul completo ciclo di vita, O-I ha calcolato anche il completo carbon footprint dei contenitori in alluminio e PET come parte integrante del suo studio sul LCA, utilizzando dati pubblici disponibili. La tabella mostra il carbon footprint di un contenitore per una comune bevanda gasata (da 355 ml, come una bottiglia per birra) misurato in kg di anidride carbonica. Questa comparazione mostra che il vetro ha il più favorevole carbon footprint nelle aree: Nord America, Europa e Asia, mentre nell'America Latina vetro e alluminio si equivalgono.



Il vetro ha diversi attributi intrinseci che fanno sì che sia la scelta naturalmente più "verde". Il vetro è fatto con risorse pure e abbondanti: sabbia silicea, calcare e carbonato di soda. Il vetro è inoltre riusabile e infinitamente riciclabile. Una bottiglia in vetro a rendere è abitualmente usata da 20 a 30 volte. Riusare una bottiglia a questo tasso può abbattere il carbon footprint della bottiglia presa a campione dal 0,117 kg di anidride carbonica a 0,006 kg. Le bottiglie a rendere da riempire più volte sono ampiamente usate in America Latina, in Europa, Canada e Messico.

Ogni anno O-I usa circa 5 milioni di tonnellate di vetro riciclato (cullet) per fare nuove bottiglie e vasetti. In media, ogni contenitore in vetro di O-I è realizzato con il 36% di vetro riciclato. In Europa, il contenuto di vetro riciclato è significativamente più elevato, raggiungendo anche il 90% poiché sono in atto efficienti programmi di riciclo che hanno successo.

Oltre a ridurre i rifiuti in discarica, il vetro riciclato apporta immediati risparmi di energia e abbassa le emissioni di anidride carbonica.

Ogni 10% di vetro riciclato usato nel processo produttivo di nuovi contenitori apporta circa il 5% di riduzione di emissioni di anidride carbonica e il 3% di risparmio energetico.

Un modello per tutti i materiali di packaging

Mentre O-I incoraggia tutti gli altri produttori di packaging in diversi materiali ad adottare il metodo di analisi del completo ciclo di vita ("dalla culla alla culla"), la società userà i dati del proprio studio per monitorare i progressi nel ridurre l'impatto ambientale nel prossimo decennio. Nel frattempo O-I sta investendo pesantemente nelle sue capacità di ricerca e sviluppo ed è attivamente impegnata in ricerche cha hanno come scopo il miglioramento di processo e di prodotto per ridurre l'impatto ambientale del vetro. La nostra ricerca ha già prodotto contenitori in vetro di peso alleggerito e significative riduzioni nell'uso dell'energia.


Foto: O-I
Ultima rassegna: May 2011


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