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La Rosetta

A cura di Gianni Moretti

Le perle furono probabilmente i primi ornamenti durevoli degli uomini e la stretta relazione che ebbero con i loro possessori è testimoniata dal fatto che sono tra gli oggetti più comuni rinvenuti nelle antiche tombe. Le perline più antiche sono datate intorno al 38.000 a.C.: sono fatte con denti e ossa di animali, bucate e portate come pendagli. Ma è circa 31.000 anni a.C. che le perline appaiono in quantità. Sembra che le perle di vetro abbiano origine in Mesopotamianel periodo intorno al 2300 a.C.


Le prime sono eseguite avvolgendo attorno a un tondino di ferro, adeguatamente preparato, delle bacchette di vetro reso duttile al calore della fiamma. Vengono prodotte una alla volta e, con le decorazioni che subiscono, possono dare origine a un numero di modelli praticamente infinito. Le seconde sono ottenute dall’arrotondamento mediante riscaldamento o molatura di segmenti di canna forata per tutta la lunghezza. Sottoposte ad una lavorazione più semplice ed economica delle precedenti, consentono di ottenere, da una stessa canna, molte perle tutte praticamente uguali fra di loro.

Nel vastissimo e variopinto mondo delle perle di vetro la più universalmente conosciuta è certamente la Rosetta. Sono molte le varietà di perle che, nel corso dei cinque secoli della loro storia, si possono fregiare del nome Rosetta: anche perle di pochi millimetri di diametro, con disegni più o meno elaborati, e modellate anche al calore del fuoco. Ma il nostro interesse è rivolto quasi esclusivamente a quella perla di forma ovale (o “a botticella”) che presenta in sezione un disegno a stella a strati concentrici i cui colori sono i classici blu trasparente, bianco e rosso opachi; il rosso è un caratteristico rosso mattone detto a Murano “rosso coppo” (nelle perle più antiche è pure introdotto del vetro trasparente verde chiaro) (fig. 1a-1b). La perla viene ottenuta dalla molatura di un segmento di canna forata realizzata con la tecnica della canna millefiori. Ciò che distingue la canna Rosetta dalla canna millefiori più propriamente detta è che la prima è effettivamente una canna, forata per tutta la lunghezza in corrispondenza del proprio asse, mentre la seconda è in realtà una bacchetta di vetro senza foro; ma a Murano sono entrambe chiamate “canne”.

Cenni storici
Punti controversi e discussi per lungo tempo sono il periodo e il luogo d’origine della Rosetta. Pierre Harter riporta in un suo studio del 1981 delle fantasiose ipotesi di origini molto antiche: secondo vari ricercatori l’origine sarebbe rispettivamente egiziana, tebana, alessandrina, senza che queste asserzioni siano peraltro sorrette da una vera documentazione.

È del resto lo stesso Harter a escludere queste ipotesi, anche perché sembra che non sia mai stato trovato alcun ornamento o gioiello simile nelle tombe egiziane. Queste convinzioni fantasiose partono più che altro dal fatto che molte perle sono state rinvenute nelle sabbie africane. Ma l’Africa è una delle zone in cui la Rosetta è maggiormente diffusa ed è da tener presente che nel Continente Nero esisteva l’abitudine di seppellire sotto la sabbia le cose più care e preziose, che tornavano alla luce molto tempo dopo per l’azione del vento sulle dune. E fra le cose preziose è compresa la Rosetta. Le Rosette vengono trovate nella sabbia anche perché sono spesso sepolte con le persone che le possedevano come simbolo di ricchezza. Molti altri studiosi, soprattutto americani, particolarmente affascinati da queste perle, vi hanno sempre rivolto il loro più vivo interesse, dedicando studi e ricerche all’argomento. E alla fine tutti sono d’accordo trattarsi di un’invenzione veneziana del XV secolo, adeguandosi a quanto scoperto da Luigi Zecchin nell’ambito delle sue ricerche sul vetro.

Le prime notizie di prodotti a Rosette risalgono alla fine del XV secolo. Il termine Rosetta appare per la prima volta in una scrittura del 1482 nella quale si accenna a “paternostri a Rosette”, la cui nascita dovrebbe essere collocata intorno al 1480. Notizie più ampie si cominciano a trovare nell’inventario della fornace di Giovanni Barovier del 1496, che si riferisce a qualche anno prima, quando Giovanni gestisce la vetreria assieme alla sorella Marietta; nell’inventario sono elencati coltelli, manici, scodelline a Rosette con la superficie ricoperta di fettine di canna (fig. 2) e “oldani” di Rosetta, che sono probabilmente perle dalla forma leggermente schiacciata ai poli.

Marietta Barovier che, assieme a Giovanni e ad altri fratelli, è figlia del famoso Angelo, sarebbe anche l’inventrice di questa particolare canna.La laguna di Venezia ha restituito molti frammenti di perle e di canna Rosetta dei secoli XV e XVI (fig. 3). Si tratta di frammenti che venivano scaricati in laguna per ordine della Serenissima assieme a tutti i rifiuti solidi della città e delle isole, con lo scopo di rinforzare argini e sanare zone paludose.

La datazione di questi rottami è possibile con una certa precisione per la massiccia presenza negli stessi posti di cocci di ceramica, facilmente databili per tipologia e decorazione. Dall’esame di 154 frammenti risultano alcune caratteristiche comuni:

-  gli strati di colore sono quasi sempre sette;
- le estremità delle perle sono tutte molate in forma di piramide tronca a sei facce;
- quasi tutti i campioni presentano il primo e il terzo strato di un vetro trasparente verde o azzurro chiaro, mentre gli altri colori sono i soliti bianco, rosso e blu.

In rarissimi esemplari il primo strato, e a volte anche il terzo, sono pure di vetro rosso: non è escluso che queste rare canne siano state prodotte a fine lavorazione, quando il crogiuolo del verde era ormai vuoto. È probabile che il tipo di molatura a sfaccettature venga scelto all'inizio perché più facile da eseguire. Solo molto più tardi le perle vengono molate nella forma “a botticella”, che non verrà più abbandonata.

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La stazione sperimentale del vetro

La Stazione Sperimentale del Vetro è un ente pubblico economico di ricerca, creato dalla legge n. 1032 del 1954 con il compito di promuovere con indagini, studi, ricerche, analisi, il progresso tecnico dell'industria vetraria nazionale. Opera dal 1956 a Murano nei locali messi a disposizione dal Comune di Venezia ed è l'unico ente che si occupa istituzionalmente in Italia dei problemi tecnici e scientifici di tutta l'industria del vetro (cavo, piano, fibre, tecnico, a mano, materie prime, refrattari, forni ecc.), svolgendo la funzione di trasferimento dei risultati della ricerca, sviluppata autonomamente e in collaborazione con altri centri e università italiani ed esteri, alla applicazione pratica industriale dei risultati raggiunti. Dal 2000 dispone di ulteriori laboratori presso il Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia-Marghera.


Stazione Sperimentale del Vetro
Via Briati 10, Murano (VE)
Tel.: +39 041 2737011
Fax: +39 041 2737048
E-mail: mail@spevetro.it
http://www.spevetro.it





Foto: Stazione sperimentale del vetro
Ultima rassegna: Nov 2007


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