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Il vetro cellulare

Si parla sempre più di bioarchitettura, sostenibilità ambientale o addirittura di eco casa e tutti immaginano la casa del Mulino Bianco immersa nel verde, accanto al ruscello ed una mucca viola che pascola nel prato adiacente.

Oggi la bioedilizia è qualcosa di più concreto che meriterebbe un nome probabilmente un po’ più appropriato e meno modaiolo. Potrebbe essere “Edilizia Consapevole”?
Certo è che uno dei materiali da costruzione più ecologici è senz’altro il vetro che, multiforme e trasformista, si presta a qualsiasi applicazione sia in architettura d’esterni che nell’arredamento.
Vogliamo partire però dal fondo, non in termini di ordine alfabetico ma di “nobiltà”, parlando di materiali che solitamente non trovano spazio sulle copertine di Architectural Digest.

Parliamo dei vetri cellulari o vetroschiume che possiedono eccezionali capacità isolanti, termiche ed acustiche, perchè contenenti una quantità di piccoli pori non comunicanti tra loro. Inoltre sono molto resistenti all’umidità e al passare del tempo, hanno bassa densità (sono cioè molto leggere), elevata stabilità chimica (ovvero non liberano esalazioni o polveri), ottime prestazioni meccaniche alla compressione e all’usura ed un’ottima resistenza alla corrosione chimica. Dei tuttofare insomma, anche se non proprio a buon mercato, con caratteristiche che li rendono idonei a diversi impieghi sia strutturali che funzionali in svariati settori, compreso quello aerospaziale, automobilistico, edilizio e per industrie che utilizzano processi ad elevate temperature (isolamento e barriere termiche, scambiatori di calore, componenti per l'assorbimento di impatti, supporti per catalizzatori, ecc.).

Si producono riciclando del rottame vetroso che, frantumato e macerato, viene mischiato a polvere di carbone (agente riducente) e ad un solfato (agente ossidante). In prossimità di fusione, tra 600 ed 800° C, si ha la formazione di anidride carbonica per reazione del carbone con l’aria ed il gas così formatosi crea nella massa pastosa del vetro l’effetto cellulare con espansione del materiale che arriva ad un volume fino a 20 volte quello iniziale.

Vetroschiume al Carburo di Silicio.
Sono prodotte utilizzando come agente schiumante il Carburo di silicio (SiC). La microstruttura di queste vetroschiume risulta estremamente controllabile e la distribuzione delle celle regolare. Lo svantaggio è l'elevato costo del SiC.

Vetroschiume al polimetilmetacrilato.
In tal caso l’agente schiumante impiegato nella produzione è il Polimetilmetacrilato (PMMA). La microstruttura di queste vetroschiume risulta controllata e omogenea e la distribuzione della dimensione delle celle particolarmente fine e regolare.

Vetroschiume al Carbonato di Calcio.
I tubi catodici degli schermi di TV e personal computer derivano dalla giunzione di tre vetri diversi ad alto contenuto in ossidi di metalli pesanti, utilizzati per assorbire le radiazioni ad alta frequenza emesse dall'interno. In questo caso, però, la presenza di ossidi di metalli pesanti obbliga a non impiegare agenti schiumanti che operino per ossidazione (carbonio e SiC, come nei casi precedenti), in quanto porterebbero rischi di riduzione degli ossidi stessi. E' stato così realizzato lo sviluppo di gas espandente (anidride carbonica) in una massa di vetro rammollito, per decomposizione di un minerale, specificamente CaCO3. Le temperature di rammollimento dei vetri impiegati ben si adattano alla temperatura di decomposizione del carbonato a ossido di calcio e anidride carbonica (attorno ai 700° C).


Ultima rassegna: Apr 2007


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