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Vetro semplice
La produzione del vetro

Fino alla semplice quanto geniale intuizione di Alastair Pilkington, numerosi sono stati i metodi di produzione e lavorazione del vetro succedutisi nel tempo, legati particolarmente all’utilizzo finale dello stesso.
Di seguito una breve panoramica.

La tecnica dei dischi: consisteva nel soffiare una sfera attaccandola poi ad un puntello in posizione opposta alla canna da soffio. Una volta staccata, la sfera era aperta un po’ alla volta in corrispondenza del foro lasciato dalla canna da soffio. Riscaldata intensamente e girata rapidamente, la semisfera si apriva in un disco per forza centrifuga. Questa tecnica si usa ancora nella lavorazione artigianale di piatti, ciotole e dischi policromi delle vetrate legate a piombo.

La tecnica del cilindro: si faceva ottenere una forma cilindrica allungata alla pasta con soffiature e rotazioni. Una volta raffreddato, al cilindro erano asportate le due calotte chiuse e veniva tagliato in senso longitudinale. Reinserito successivamente in forno, sotto il suo stesso peso, o con l'aiuto di utensili, tendeva ad aprirsi ed appiattirsi in una grande lastra che veniva ricotta e presentava due superfici diverse: lucida quella superiore, scabra quella a contatto con il piano del forno.

La colatura: il vetro allo stato pastoso veniva versato su una piastra di ferro e si faceva scorrere sulla massa un rullo fissato a rotaie che garantiva una rapida ed uniforme distribuzione nello stampo. Questa tecnica permise di ottenere lastre piuttosto grandi, ma con spessori elevati.

La laminazione: le imperfezioni superficiali dovevano essere eliminate, dopo la ricottura, con un laborioso sistema di abrasione, molatura e lucidatura. Questo inconveniente fu superato con la tecnica di laminazione della massa fusa, colata dal crogiolo tra due cilindri raffreddati (procedimento Bicheroux). La lastra laminata si adagiava su un lastrone di ferro sottostante ai cilindri, in movimento a velocità regolata ove veniva tagliata da un apposito congegno e quindi passata nel forno di ricottura. La tecnica continuò ad essere usata anche in epoca industriale con l'avvento dell'industria automobilistica nella prima metà del 1900. Le irregolarità dello spessore risultavano minime, con conseguente notevole economia.

Retinatura e stampatura: nella tecnica della colatura si può, all'uscita dal forno, introdurre nella lastra di vetro ancora allo stato pastoso e prima di passare tra i cilindri laminatori, un'armatura di fili metallici inossidabili che, completamente immersi nel vetro, hanno lo scopo di migliorare la resistenza allo sfondamento ed evitare il distacco di frammenti in caso di rottura.
È possibile altresì far passare il vetro uscito dal forno attraverso due cilindri laminatori che portino sulla superficie un disegno in rilievo che rimane così impresso sul vetro.

Tiratura delle lastre: La soluzione industriale al miraggio di tirare il vetro direttamente dalla massa incandescente fa riferimento a due diversi metodi che portano il nome dei rispettivi inventori, il belga Fourcault e l'americano Colburn.
Procedimento Fourcault - è un modo originale per evitare il restringimento del nastro durante la trazione ed il sollevamento per mezzo dell'asta di presa. Si evita infatti di tirare il nastro che viene premuto fuori dalla massa fluida attraverso una fessura al posta al di sotto della superficie della massa fusa. Il processo risultava economico per la limitata manodopera e per il basso consumo energetico. Inoltre, le superfici erano completamente piane, buona la pulitura a fuoco ed assenti le tensioni interne.
Procedimento Libbey Owens (Colburn) – in tal caso il vetro è tirato verticalmente dalla sua fusione e, per impedire il restringimento della larghezza della lastra, i margini vengono fatti scorrere fra piccoli rulli girevoli, disposti orizzontalmente, che hanno una velocità inferiore a quella di sollevamento del nastro: non agiscono quindi come traino, ma da freno e formano un gradino di massa fusa ai margini.

Production of glass

Procedimento Float:
è stato ideato e messo a punto in Inghilterra da Alastair Pilkington nella seconda metà degli anni sessanta ed è attualmente il metodo per produrre lastre più utilizzato al mondo. Il vetro, una volta liberato dalle bolle di gas e omogeneizzato durante l’affinaggio, viene progressivamente raffreddato a circa 1000° C e quindi fatto colare in un secondo forno, contenente stagno fuso, molto puro dove, essendo meno denso, galleggia e forma un nastro dello spessore naturale di circa 6 mm. Dispositivi particolari permettono poi di rallentare o accelerare lo spandersi del nastro per regolarne lo spessore ed il parallelismo delle facce. Le due facce risultano perfettamente lucide e piane, per l'azione del fuoco quella superiore, per il contatto con lo stagno fuso quella inferiore. I vantaggi tecnici ed economici sono numerosi: semplicità, elevata resa con ridotto scarto, perfetta planarità e parallelismo delle superfici della lastra e la possibilità di ottenere qualunque spessore tra 1,3 e 24 mm.

 




Ultima rassegna: Dicembre, 2006





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