Secondo i dati di preconsuntivo 2005, elaborati dal Gruppo Statistiche FEDERMACCHINE, la produzione dell'industria italiana costruttrice di beni strumentali è scesa del 0,7% rispetto al 2004, attestandosi a 21,5 miliardi di euro. Solo quattro delle associazioni che fanno capo a FEDERMACCHINE, la federazione dei costruttori italiani di beni strumentali, hanno registrato un incremento della produzione. <'xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
A segnare il risultato migliore è stata l'industria delle macchine per la lavorazione del vetro (+13,2%), seguita dall'industria costruttrice di macchine utensili, robot e automazione (+4,7%), macchine per l'industria grafica e cartaria (+4,5%) e macchine per il confezionamento e l'imballaggio (+3%). A determinare il risultato globale è stato, ancora una volta, il negativo andamento del consumo interno che, sceso del 3,1% rispetto al <'xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />2004, ha fortemente penalizzato le consegne dei costruttori sul mercato domestico che, ridottesi del 5,1%, non sono andate oltre i 6,4 miliardi di euro. Positivi, ma non eclatanti, i riscontri provenienti dai mercati stranieri.
Le esportazioni italiane di beni strumentali hanno superato i 15 miliardi di euro, registrando un incremento dell' 1,2%. A segnare incrementi nelle vendite all'estero sono i settori che hanno visto crescere la produzione: macchine per il vetro (+14,9%), macchine utensili (+14,6%), macchine per l'industria grafica e cartaria (+7,4%) e macchine per il confezionamento e l'imballaggio (+4,2%). In crescita la propensione all'export, passata dal 68,8% del 2004 al 70,1% del 2005. Il saldo commerciale di settore risulta in attivo per 11,5 miliardi di euro, in crescita (+1,3%) rispetto all'anno precedente. 'Ciò che preoccupa maggiormente i costruttori italiani di beni strumentali - rileva Alfredo Mariotti, segretario generale FEDERMACCHINE - è il negativo andamento del consumo interno che, negli ultimi tre anni, si è ridotto del 19%, passando dai 12,3 miliardi di euro del 2002 a meno di 10 miliardi del 2005'.
'Questo trend negativo - continua Mariotti - deve essere al più presto interrotto, non soltanto a beneficio dei costruttori del settore, che sono ormai obbligati a rivolgere la propria offerta ai mercati stranieri, ma dell'intero sistema manifatturiero italiano'.
'Il protrarsi del mancato aggiornamento e ammodernamento degli impianti produttivi non potrà che incidere, infatti, in modo definitivo, sulla perdita di competitività dell'industria italiana che, sempre con maggior difficoltà, riesce a mantenere il passo dei competitors stranieri.' 'Occorrono, dunque, misure decise e immediate - conclude il segretario di FEDERMACCHINE - che ci aspettiamo che, chi sarà al governo nella prossima legislatura, attui immediatamente. In questo senso, sarebbero utili incentivi provvedimenti quali, per esempio, la liberalizzazione delle quote di ammortamento ma anche i bonus fiscali per quanti sviluppino progetti finalizzati alla creazione di innovazione. In riferimento a ciò, appoggiamo pienamente la proposta di Confindustria di prevedere, per dieci anni, un credito di imposta pari al 10% delle spese totali sostenute dalle imprese, per attività di ricerca'.
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